martedì 14 agosto 2012

IL ROMAGNOLO DAMIANI DA BAGNACAVALLO: TRIONFO BOXE. DAMIANI. TRE MEDAGLIE OLIMPICHE, SIAMO BRAVI, NO?



Poi, nei momenti difficili, è sempre l’Omone che fa la differenza, Francesco Damiani da Bagnacavallo. Uno che alla fine degli Anni Ottanta picchiava il mondo (è stato il primo campione dei massimi versione WBO e ha battuto il mitico Teofilo Stevenson che non perdeva da undici anni) e adesso insegna agli altri come si fa. Ct azzurro. A Pechino e a Londra. Due Olimpiadi, sei medaglie. Strepitoso. «Grazie, ma ho 54 anni e sono al capolinea». Damiani, perché? «Ero in Rai a parlare dei Giochi e all’improvviso mi mettono in collegamento con la mia tatolina». Tatolina? «Claudina. Claudia, dai. Mia moglie». Favoloso. E allora? «E allora lei ha detto una cosa che penso anch’io». Possiamo sapere? «Beh, certo (con la e chiusa, alla romagnola). Ha detto: Francesco sei fantastico, hai fatto un grande lavoro, ma questa è la tua ultima olimpiade da ct. E’ora che pensi alla famiglia». Pensa anche lei di essere fantastico? «In parte. Ma soprattutto che a Rio non ci sarò». Mollla dopo altre tre medaglie? «Esatto. Se la federazione vuole una mano molto volentieri. Però non a questi ritmi. Il ct lo può fare un altro. Io resto dai miei. E’un decennio che sono lontano dalla mia tatolina». Come sono stati questi anni? «Speciali e molto faticosi. Sa quanto ho visto Claudia negli ultimi sei mesi?». No. «Quindici giorni. Mica solo io. Anche i ragazzi, i magnifici sette. E anche lo staff. Gente super. Fabio Morbidini, il fisioterapista e Raffaele Bergamasco, il mio braccio destro. Grande gruppo. Senza un progetto non vai da nessuna parte». E voi dove siete andati? «In cima alla montagna. Tre medaglie a Pechino. E tre medaglie qui. Siamo bravi, dai, bisogna pur riconoscerlo. E abbiamo avuto fortuna. Un gruppo d’oro. Che ha degli eredi. La scuola


c’è». Come lo alleni un campione? «Gli fai fare fatica. Tanta. E poi lo motivi». La fatica? «Cinque ore e mezzo di allenamento al giorno. Corsa, sacchi, tattica, tecnica. Un lavoro certosino. La montagna, la piscina, le diete. Non trascuri niente. E vivi con lui. In simbiosi. Per questo mollo. Troppa roba. Ma ne valeva la pena». Le motivazioni? «Quelle sono decisive. Ogni testa è diversa. Cammarelle lo devi coccolare, lo devi fare sentire amato, devi tenerlo al centro». E Russo? «Russo al centro c’è già». Che differenza c’è tra i due? «Cammarelle è uno che combatterebbe allo stesso modo anche se fosse chiuso da solo in una palestra. E’un superprofessionista. Fortissimo. Rapido. Pieno di colpi. Russo è un animale da palcoscenico. Ha un carattere pazzesco. Non molla mai. Sa come vincere quando tutti pensano che abbia già perso. Un grande. L’argento è un risultato di lusso. Era stanco. Ma averne di gente così».  Medzhidov, l’azero che ha perso con Cammarelle in semifinale sembrava una macchina da guerra. Pesante. Cattivo. Campione del mondo in carica. Come si batte uno così? «Con la classe. Roberto ne ha da vendere. E’ arrivato a qui con la schiena a pezzi. Eppure è finale. E’ cresciuto ogni match. Molti credono che la boxe sia solo potenza. E invece è forza, rapidità, mobilità e intelligenza. Basta che ti manchi una di queste doti e sei in difficoltà. A Roberto non manca niente». Magari gli manca l’appoggio delle giurie. «A Londra abbiamo visto arbitraggi strani. E questa storia dei ricorsi è una vergogna. Se accoglievano quello dell’azero ritiravamo la squadra. L’Aiba ci deve riflettere». Cammarelle oggi trova il britannico Anthony Joshua.  «A Pechino vinse con un cinese. Non si farà condizionare. Lui». Il Damiani di Stevenson fa a cazzotti coi suoi ragazzi, chi vince? «Roberto è un brutto cliente. Ha un sacco di colpi. Rapidi. Ripetuti. Non so come finirebbe. Clemente lo butto giù». Ma lui ha la cazzimma. «Vero, ma io sono un paraculo romagnolo».

   

Nessun commento:

Posta un commento