martedì 30 settembre 2014

LA MORTE APPARENTE DELLE PROVINCE E LA MANINA INVISIBILE DI MATTEO CONTRACCOLPI TERRIFICANTI SU TUTTE LE PROVINCE DOPO CHE LE HA DERUBATE, COME I COMUNI, DEGLI ULTIMI SPICCIOLI PER FINANZIARE GLI 80EURO

Il 12 ottobre, si sa, è data che richiama grandi scoperte e anche nell’anno del Signore 2014 gli italiani si attendono che la rotta delle caravelle renziane, partite mesi or sono dal porto delle riforme istituzionali, consenta l’approdo ad un nuovo mondo privo di province e, per ciò stesso, più equo e più funzionale. Ci duole comunicare che, con buona pace di tutti, la scoperta per gli italiani sarà esattamente contraria a quella annunciata da capitan Matteo.  Non solo le province continueranno ad esistere ma l’esercizio delle funzioni fondamentali che dovranno continuare a svolgere (si pensi a strade provinciali e edilizia scolastica superiore) subirà dei contraccolpi terrificanti.  Andiamo per ordine. Negli ultimi anni il sistema delle province è stato sottoposto ad una cura dimagrante di proporzioni impressionanti.  Se infatti agli 8.000 comuni italiani, nell’ultimo lustro, la crisi ha imposto sacrifici per non meno di 16 miliardi di euro, per le province non è andata certamente meglio  Dal 2011 ad oggi, dati alla mano, la scure centrale si è abbattuta sui vituperati enti intermedi per 9,5 miliardi. Nel solo 2014 il conto (tra patto e spending review) ammonta a più di 3,6 miliardi.  Ci sarebbe molto da dire sulla congruità di manovre che colpiscono duro i comuni (7,6 % della spesa pubblica italiana) e le province (1,3% della spesa pubblica italiana) ma lasciano sostanzialmente indenne i centri di costo (ministeri e regioni) che producono il restante 90% della spesa.  In questa sede mi limito tuttavia a ricordare come le province si apprestino ad affrontare il “giro di boa” del 12 ottobre in condizione di grave debilitazione economica e finanziaria  Per farsi un’idea della situazione basti pensare che, su poco più di un centinaio di enti: 2 Province (Vibo Valentia e Biella) sono in dissesto; 3 si sono viste costrette ad attivare piani di riequilibrio, (Potenza per 4,5 milioni, Chieti per 10,3 milioni, Ascoli Piceno per 14 milioni); 2 (Imperia, con 6,6 milioni e Verbano-Cusio-Ossola, con 2,1 milioni) sono in attesa di accedere al piano di riequilibrio; 11 hanno sforato il patto di stabilità; 15 province (per completare il “martirologio”), hanno dovuto ricorrere ad anticipazioni della Cassa Depositi e Prestiti a causa di gravi carenze di liquidità, per quasi 60 milioni.

lunedì 29 settembre 2014

DOV’E’ IL RISANAMENTO DELLA POLITICA?


Tutti noi ora dobbiamo tirare la cinghia e nel frattempo si viene a sapere, che quattro deputati di NCD hanno tentato di estendere il  privilegio del vitalizio anche nel caso di scioglimento anticipato  della legislatura. E' una vergogna; altro che contenimento dei costi  della politica! I vitalizi vanno eliminati, perché .credo che i ns. benemeriti politici, possano tranquillamente pagarsi una pensione integrativa, sema far la fame. Non ci era stata promessa una riforma vera che mettesse fine ai privilegi della casta? Se questo è quanto passa il convento, siamo messi davvero male! Bisogna arginare questo malcostume, che vede promettere e non mantenere e si deve finalmente far  'sopportare il peso della crisi, inprimis a chi in tutti  questi anni ha sperperato grandi risorse e ha goduto di vantaggi inenarrabili. Come se non bastasse i ns. amici hanno utilizzato anche i rimborsi spese in maniera impropria e truffaldina. Si vada quindi a limitare al massimo il numeri degli onorevoli, visto che di onorevole hanno assai poco! Mi sembra che si abbia poca voglia di tagliare veramente ; ma di colpire solo i cittadini comuni.

PRIMARIE PD FLOP, RISULTATI PROVINCIA RAVENNA


I votanti sono stati 7.941(di cui 7.847 voti validi): Balzani 3.300 (42,05%); Bonaccini  4.547 (57,95%).
In allegato la tabella con i risultati si alcuni comuni.
seggio                        voti BALZANI  BONACCINI %   bianche  nulle contestate voti validi Provincia Ravenna
TOTALI                      3.300 42,05     4.547 57,95         61          32      1     7.941 

BAGNACAVALLO                166 33,47      330  66,53          4                 2         0           502  
BAGNARA                        28 44,44        35 55,56          1             0      0        63

13 BRISIGHELLA 1 - Centro 1         21 25,30          62 74,70              0       0      0        83
14 BRISIGHELLA 2 - Fognano 2      13 59,09           9 40,91                0       0      0        22
15 BRISIGHELLA 3 - Marzeno 3      8 50,00            8 50,00               0       0      0        16
BRISIGHELLA totale              42 34,71       79 65,61               0       0      0       121

CASOLA VALSENIO             1 15 16,67      75 83,33         2             0      0         92
CASTEL BOLOGNESE 1            54 36,73      93 63,27         0             1      0       148
FAENZA                            326 46,11      381 53,89        9                   2         0           718 RIOLO TERME 1                    29 39,19      45 60,81         0             0      0        74

sabato 27 settembre 2014

ALLUVIONE: LAMONE, MARZENO, SENIO

Fino a quando la Regione Emilia-Romagna continuerà ad essere amministrata con la cieca ideologica filo ambientalista (dove se tocchi un alberello nel fiume ti becchi una denuncia) questi sono i risultati. Perché non dare la possibilità ai bisognosi o ai frontisti di fare legna nel fiume come facevano una volta. Avremmo fiumi con l’alveo pulito e meno alluvioni come quelli recenti di Brisighella; Modigliana, Castrocaro; Tredozio; Riolo Terme.

venerdì 26 settembre 2014

MALTEMPO, IN ARRIVO PIOGGIE INTENSE FINO A VENERDI, DICHIARATO LO STATO DI CRISI PER LE PIOGGE DEL 20 SETTEMBRE


Bologna, 24 settembre 2014 - Il servizio di protezione civile dell'Emilia-Romagna ha diffuso un'allerta meteo valida fino a venerdì 26 settembre e ha attivato la "fase di attenzione" per intense precipitazioni in Romagna. L'allerta riguarda, in particolare, le zone di alto Lamone-Savio, le pianure di Ravenna e Forlì e l'area del fiume Reno, dove si potrebbero verificare infatti intense precipitazioni tali da provocare danni alle aree coinvolte.
Il territorio romagnolo è già stato interessato nei giorni scorsi da criticità idrauliche, per questo saranno possibili ulteriori allagamenti nelle aree limitrofe ai corsi d'acqua. Attesi anche smottamenti e piccole frane. Dichiarato stato di crisi per Bologna, Forlì e Ravenna
E' stato dichiarato lo stato di crisi regionale per le province di Bologna, Forli'- Cesena e Ravenna, colpite sabato scorso, 20 settembre, da piogge eccezionali e allagamenti. Il Decreto e' stato firmato oggi dal presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani. "Si tratta di un primo passo importante- afferma in una nota l'assessore alla Protezione civile Paola Gazzolo- per dare una risposta immediata alla popolazione e autorizzare misure a sostegno delle amministrazioni comunali, che hanno subito danni consistenti ai servizi pubblici essenziali, viabilita', abitazioni private e attivita' produttive". L'Agenzia regionale di protezione civile ha gia' avviato la ricognizione dei danni, in attesa di completare in tempi rapidi le procedure per la richiesta al Consiglio dei ministri dello stato di emergenza nazionale. Il provvedimento avra' durata di 90 giorni. I Comuni interessati sono, per la provincia di Bologna: Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Fontanelice, Imola; per la provincia di Forli'- Cesena: Civitella di Romagna, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Cusercoli, Forli', Galeata, Meldola, Modigliana, Portico e San Benedetto, Predappio, Rocca San Casciano, Tredozio; per la provincia di Ravenna: Brisighella, Faenza e Riolo Terme.

giovedì 25 settembre 2014

ELEZIONI REGIONALI: “UNITA’ DEL CENTRO DESTRA” E RINNOVAMENTO DELLE LISTE


Azzurri del ’94 con Silvio Berlusconi
Il coordinamento di Azzurri ’94 ha unanimemente proposto il documento che di seguito sintetizziamo:
Le Donne e gli uomini di Azzurri’94 con Silvio Berlusconi sono già al lavoro per Forza Italia. A livello della Regione Emilia Romagna Azzurri ’94 hanno dimostrato lungimiranza politica e determinazione nel condividere lo spirito, i principi e le idee che hanno caratterizzato la politica di Silvio Berlusconi e di Forza Italia e si sono caratterizzati come un punto di riferimento per chi sa coniugare il rinnovamento con l’antico cuore (che non significa affatto nostalgia) di proposte e programmi politici concreti e capaci di generare ripresa e sviluppo. Tutti coloro che anche nella nostra regione nell’autunno del 2012, sottoscrissero Il manifesto appello Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi confermano oggi il loro impegno per realizzare, dopo quarantaquattro anni, l’alternativa al regime delle giunte rosse. l’alternativa di governo democratico credibile.
Se in questi ultimi anni in Emilia Romagna, il centro-destra non sempre è stato percepito come l’opposizione al PD cedendo il testimone di troppe battaglie al Movimento Cinque Stelle, oggi è tempo di ritrovare una forte passione civile e di esprimere candidati capaci di parlare al cuore della gente, perché, nonostante tutto, c’è una società civile pronta ad assumersi maggiori responsabilità. Possiamo e dobbiamo rigenerare la politica, perché abbiamo cuore e idee per riuscirci. Per questo gli Azzurri del ’94 con Berlusconi, sono fortemente impegnati nel tesseramento a Forza Italia che si conclude alla fine ottobre e che condurrà ai Congressi Comunali e Provinciali previsti per la fine del 2014 e l’inizio del 2015.
Azzurri ‘94 Condivide con il Presidente Silvio Berlusconi che Forza Italia abbia bisogno di rinnovarsi, candidando alle elezioni regionali persone, prevalentemente donne e giovani, che sappiano tornare allo spirito del '94. In questa ottica a differenza di chi lega la propria sopravvivenza alla strenua difesa dell’esistente, Forza Italia ha il dovere di guidare il cambiamento. Indicare quella rotta di libertà che conduce allo sviluppo. Patrimonio genetico dei moderati italiani, maggioranza sociale nel Paese che deve e può diventare, attraverso il contributo di tutti, maggioranza politica.
Non è sufficiente, tuttavia, la presenza di candidate e candidati berlusconiani formatisi nelle assemblee elettive locali, se non accompagnata dalla premessa politica dell’Unità di tutte le formazioni che compongono il centrodestra. Perché questa unità è anzitutto nella testa e nel cuore della gente che vota i partiti che si riferiscono a questa storia che dura da vent’anni, dal giorno cioè della discesa in campo di Silvio Berlusconi. Uniti in Emilia Romagna perché alle elezioni regionali, la visibilità di una ritrovata coesione darebbe cuore a tanta gente che oggi assiste sgomenta allo strapotere inconcludente del regime catto-comunista renzista che ha trovato i moderati scompaginati.
Azzurri 94 ritiene che in questa fase sia necessario superare la tattica e gli egoismi, le legittime pulsioni identitarie e privilegiare la difesa dei cittadini che sono lentamente ma inesorabilmente depredati del loro presente e del loro futuro. L’unità del centrodestra è nelle cose. Rifiutarla significherebbe rinunciare a vincere e le belle sconfitte , dopo 44 anni di regime di sinistra non servono alla gente.
Rodolfo Ridolfi (coordinatore)-Werner Argellati (Piacenza)- Gabriella Bianchi (Rimini)- Liborio Cataliotti (Reggio-Emilia) Vincenzo Galassini (Ravenna)- Daniele La Bruna (Forlì)- Giancarlo Mazzoli (Bologna)Adolfo Morandi (Modena)- Valerio Stanziani (Bologna)- Luciano Tancini (Ferrara)

martedì 23 settembre 2014

ALLUVIONE NEL FAENTINO, E’ UN DISASTRO


FRANCESCO DONATI FAENZA. Un vasto territorio colpito da esondazioni, allagamenti a macchia di leopardo, con ponti pericolanti, strade chiuse e situazioni che da risanare diventano davvero complicate. Il violento nubifragio della notte scorsa ha gonfiato fiumi e torrenti, che nella mattinata non hanno retto all’onda d’urto delle acque e hanno tracimato invadendo campi, strade, case, mettendo a rischio la popolazione e scatenando il panico. Faenza, Riolo Terme, Brisighella, Casola Valsenio i comuni più devastati. Coinvolti i bacini del Santerno (nell’Imolese), del Senio, della Sintria, del Lamone e del Marzeno con i rispettivi affluenti, più o meno grandi. Ha retto (a fatica) la zona a valle della via Emilia, ma a monte è stato un disastro. A Faenza a differenza dei comuni montani, non c’è sta alcuna tracimazione, ma si è ripresentato il fenomeno dei rigurgiti dalle fogne. L’acqua del Lamone si è infiltrata nelle condotte di scarico e ha fatto il percorso inverso, uscendo per le strade. Risultato: allagamenti in via Lapi, via De Gasperi, via Silvio Pellico, via Della Valle, via Filanda Vecchia e in pratica in tutte le zone basse della città. Tanti faentini hanno assistito passivamente e impotenti al crescere dei flussi, e alla devastazione delle loro cantine, dei garage, dei piani terra delle abitazioni. Un disastro annunciato anche da un’auto della Polizia Municipale con altoparlante che è passata ad avvisare la popolazione. Poco dopo le 9 era il sindaco Giovanni Malpezzi a diramare un’allerta su Facebook: «Attenzione: le incessanti piogge hanno fatto salire pericolosamente i livelli idrometrici del fiume Lamone. I sindaci di Marradi e Brisighella segnalano l’arrivo di una rilevante piena, superiore a quelle

domenica 21 settembre 2014

TAGLI DEL 3 PER CENTO AL SERVIZIO SANITARIO. I PRESIDENTI DI REGIONI INSORGONO GRIDANDO CHE NON SARANNO IN GRADO DI FORNIRE I SERVIZI ESSENZIALI, MA CHI PUO’ CREDERCI?

Il governo annunciata tagli  del3 per cento al servizio sanitario nazionale e subito i padroni della sanità, i presidenti delle Regioni, insorgono annunciando che così gli ospedali non saranno più in grado di fornire i servizi essenziali ai cittadini. Ma chi può  crederci?

Certo che no, Un (ventilato) taglio del 3 per cento alla dote triennale del Servizio Sanitario - che è, per favore, di 337miliardi quale ripercussione potrebbe mai avere sui «servizi essenziali»? Caso mai ci andrebbe di mezzo, ma  senza grossi traumi, la voce di spesa - una novantina di miliardi - «Beni e altri servizi». E poi, sarebbero tagli? Non c'è  presidente di Regione, non  c’è direttore generale (poltrona che non si ottiene per concorso, ma per «chiamata» politica). E poi ci si lamenta della  gestione festante delle aziende ospedaliere, non c'è primaria, medico o infermiere  che non conosca la verità: nella Sanità gli sprechi - massime nelle forniture, ma anche nei sevizi detti «alberghieri» sono la regola, non l'eccezione. Anche negli ospedali meglio diretti e «virtuosi», dove lo sperpero è caso mai ridotto, certo non assente. Un esempio al san Raffaele morto il suo fondatore, per rimettersi amministrativamente in sella un ospedale  privato, il liquidatore, affondo il coltello nello ”spreco” che fu valutato attorno al 15  per cento delle spese generali. E del 15 per cento secco tagliò i costi delle forniture «alberghiere» e biomediche. Partendo dalle siringhe monouso per finire ai peacemaker. Senza che per questo fosse minimamente compromessa  l’ eccellenza che è vanto dell’ ospedale milanese o che i fornitori sospendessero gli approvvigionamenti. Ora se la spending review sanraffaellina tarata al 15 per cento si è conclusa con successo senza  pregiudicare i «servizi essenziali»e non, si dica che per che la stessa cosa, tarata alla miseria del 3 per cento, risulti impossibile o comunque catastrofica per il Servizio Sanitario Nazionale. Non ce la raccontano giusta, questo è.

venerdì 19 settembre 2014

GIULIANO POLETTI IL MINISTRO DELLE COOP ROSSE ABOLISCA L’ART.18 CHE I SUOI COMPAGNI ABOLIRONO PER I LAVORATORI DELLE COOPERATIVE NELL’APRILE DEL 2001


Rodolfo Ridolfi*
In queste settimane è ripreso un forte dibattito sull’abolizione dell’articolo 18, il ministro del lavoro è l’ex Presidente delle Coop Rosse Giuliano Poletti al quale mi piace rinfrescare la memoria sul punto. Quattordici anni orsono, infatti, quando il compagno Poletti era un dirigente delle coop rosse, con la legge 3 aprile 2001, n. 142 "Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore" la maggioranza di sinistra aboliva l'articolo 18 per i lavoratori delle cooperative; tale legge fu fortemente voluta dal titolare del Ministero del Lavoro Cesare Salvi e fu approvata come ultimo atto della legislatura, nel pieno della campagna elettorale accompagnato dal più assoluto silenzio, nonostante riguardasse migliaia e migliaia di lavoratori. l’Art.2 della legge (diritti individuali e collettivi del socio lavoratore di cooperativa) recita : “Ai soci lavoratori di cooperativa con rapporto di lavoro subordinato si applica la legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori) con esclusione dell’articolo 18 ogni volta che venga a cessare, col rapporto di lavoro anche quello associativo”. Dov’erano gli eredi di Cofferati quando la sinistra derogava, anzi aboliva, l’articolo 18 per i lavoratori delle cooperative. Non ci fu nessun Ballarò, nessuna minaccia di di mobilitazione neppure un piccolo comunicato. D’altra parte sono note le condizioni di lavoro dei dipendenti delle organizzazioni che spesso non sono dissimili in materia di tutela ai lavoratori in nero. Ma si sa le cose fatte dalla sinistra sono il buono ed il giusto. Se le stesse cose le propone il centro-destra, come nel caso in esame diventano ispirate dal demonio. Oggi con Renzi e con il ministro delle coop rosse hanno la possibilità sia pure con un ritardo pauroso di applicare l’abolizione dell’articolo 18  a tutto il mondo del lavoro, lo facciano se non vogliono confermare di essere nonostante la propaganda e il tentativo di rifarsi una verginità i soliti odiosi protagonisti della doppia verità leninista..
 *Coordinatore di Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi