lunedì 4 aprile 2016

SILENZIO DEL COMUNE DI BRISIGHELLA E ALTRI DELL’UNIONE, SUI PROFUGHI. QUANTI PROFUGHI DEBBANO ANCORA ARRIVARE E DOVE?


Dal Resto del Carlino apprendiamo : DA PALAZZO Manfredi  fanno sapere, sul territorio  dell'Unione, dal primo novembre - data in cui è entrata  in vigore la convenzione tra Prefettura e ASP (azienda di servizi alla persona) - sono stati accolti 45 richiedenti asilo o protezione, prevalentemente molto giovani; alloggiali in strutture dell'Asp o convenzionate con essa. Venti sono arrivati a Faenza (di cui sei a Reda), 10 a Brisighella, otto a Solarolo, cinque a Castel Bolognese e due a Casola Valsenio. Altri cinque stanno arrivando sul territorio dell'Unione  proprio in questi giorni: probabilmente verranno accolti a Riolo Terme. I posti ancora disponibili – corrispondenti  al  numero di profughi che l'ASP può ancora potenzialmente ospitare – sono TRENTA, presumibilmente sono anch'essi destinati ad essere occupati.
       IL SINDACO DI BRISIGHELLA TACE, CHIEDIAMO NUOVAMENTE: I PROFUGHI DA CHE NAZIONE  PROVENGONO E IL MOTIVO DELL’ACCOGLIENZA, QUANTI ALTRI SONO PREVISTI?
ALTRI PROFUGHI in arrivo a Faenza e nell’Unione dei comuni? «i consiglieri della Lega di Faenza affermano veniamo a sapere, per vie traverse, che a Faenza sarebbero arrivati altri 12 profughi, e 40 sarebbero attesi per lunedi, premesso (che è e resta inaccettabile che le risorse economiche vengano destinate agli extracomunitari anziché ai faentini, «per quale motivo se il prefetto e l’ amministrazione faentina ritengono di aver agito nel modo giusto non hanno comunicato pubblicamente che in città stavano per essere accolti altri profughi? Dal Ministero sono destinati  i soliti 35-37 euro al  giorno a profugo, quasi due mila euro totali. Pare però  che solo 350 verranno spesi per alloggio e pasti, gli altri li  tratterà l’ASP  per corsi d'italiano e altre attività volte all'integrazione. Pare evidente come si speculi  sull’ accoglienza sulle spalle dei contribuenti».

RIOLO TERME: DISCARICA NEL MIRINO


«L'impianto va chiuso e bonificato Vediamoci chiaro" controbatte alle integrazioni di Hera

MATTEO PIRAZZOLI – Corriere Romagna - IMOLA. Sul tavolo della Conferenza dei servizi sull’ampliamento della discarica ci sarà anche l’ultima relazione del comitato Vediamoci chiaro. Una relazione nata per controbattere alle integrazioni che Hera a depositato in Regione lo scorso 3 marzo.
«Una montagna di carta inutile, inaccettabile per mille motivi» è il commento di Marco Stevanin del comitato. Carenze sulla valutazione dell’impatto ambientale, analisi nei pozzi spia che indicano la presenza di sostanze inquinanti oltre i limiti di legge, discrepanze progettuali sull’impianto di gestione del percolato, l’estrema fragilità del territorio su cui si intende realizzare l’ampliamento. Questi i punti principali della perizia preliminare redatta da un gruppo di lavoro (oltre a Stevanin, ci sono Giulia Baldisserra e Giovanni Orlando di Terra srl, il ricercatore Fabrizio Bianchi, Cinzia Morsiani, il docente universitario Alessandro Buscaroli e l’avvocato Giuseppe Farina) che, pur non essendo obbligatoria, il comitato ha depositato volontariamente e che la Regione ha accolto. «Sul percolato, la questione è molto strana. Nella risposta che Hera ha fornito alla Regione dice che il progetto presentato s’intende superato e che non è previsto alcun impianto di pre trattamento del percolato grazie agli investimenti effettuati. Non è chiaro però quali siano questi investimenti, visto che il progetto è ancora in fase di Via e quello presentato in precedenza prevedeva l’uso temporaneo della discarica» fa notare Cinzia Morsiani.
Altro tema caldo è quello delle analisi delle acque profonde. «I loro dati dicono che nei pozzi spia risulta tutto inquinato, ma la relazione che hanno fornito minimizza. In pratica dicono che ci sono sostanze rilasciate dal terreno, come se la discarica non esistesse». Per il comitato però la tesi non regge. Troppo elevati i livelli riscontrati di arsenico, cianuri, cromo IV, nichel, selenio e troppe perplessità sui criteri adottati per effettuare i rilievi. Perplessità che nutrono anche sulla staticità del suolo. Se la discarica esistente poggia su un terreno più stabile, quello del futuro ampliamento «è una zona argillosa, una zona sismica in classe 2, come L’Aquila». «Molti geologi dicono che è impensabile che si faccia lì una discarica. Tra l’altro nel piano dei rifiuti della Provincia di Ravenna non è prevista alcuna in quel punto. Per tutte queste ragioni chiediamo subito che l’impianto venga chiuso e bonificato».
Ora l’attenzione del comitato è tutta rivolta all’avvio della Conferenza dei servizi, che include 22 enti, in programma lunedì 4 aprile e più avanti sulla marcia in programma domenica 10, percorrendo a piedi i 7 chilometri che separano il bar Renzo dalla discarica. Se al termine dell’iter amministrativo arrivasse l’autorizzazione a procedere con l’ampliamento, «impugneremo l’atto contro quegli enti che l’hanno concessa» rivela Stevanin. E oltre al piano amministrativo, la battaglia potrebbe andare anche su quello penale. «Stiamo studiando di fare un esposto, ma lo faremo nei tempi e modi dovuti, facendo una nuova perizia e individuando le responsabilità, tra cui anche quella di reato ambientale»

venerdì 1 aprile 2016

BOLLETTE DELL’ ACQUA, RAVENNA E’ LA CITTA’ PIU’ COSTOSA DELL’EMILIA ROMAGNA. MERITO DEI COMUNI E HERA….


Ecco i dati sul costo dell'acqua nella regione e nelle maggiori città romagnole.
Bollette dell'acqua, Ravenna è la città più costosa dell'Emilia Romagna
Il costo dell'acqua in Emilia Romagna, oltre ad essere in aumento del 5% rispetto allo scorso anno, è maggiore rispetto alle medie nazionali: la media nazionale è infatti di 376 all'anno mentre in Emilia Romagna se ne spendono 460. Le differenze tra i capoluoghi di provincia è notevole. Ravenna spicca per essere la città dove l'acqua costa di più; infatti i ravennati la pagano 523 euro l'anno. Sul podio delle città più costose della regione ci sono ancora due romagnole: Forlì e Cesena a pari merito con 509 euro. Rispetto al 2014 il prezzo dell'acqua è aumentato in tutte e tre le città: a Ravenna nel 2014 si viaggiava sui 494 euro, mentre a Forlì 477 euro e Cesena 478 euro. 
Questi sono i dati forniti dall'osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, che collocano la nostra regione al quarto posto tra le più care, per quanto riguarda l'acqua, preceduta dal primo posto della Toscana, il secondo delle Marche e il terzo dell'Umbria. Si segnala anche che dal 2007 ad oggi il prezzo dell'acqua ha subito un rincaro di circa il 70% sia nelle provincia di Ravenna che quella di Forlì-Cesena. La buona notizia per la nostra regione è che per quanto riguarda la dispersione di acqua; se infatti la media nazionale di dispersione di acqua è del 33%, nella nostra regione solo il 26% dell'acqua viene sprecata.

giovedì 31 marzo 2016

GOVERNO RENZI: “ SERVE MANOVRA DA 40-50 MILIARDI, OTTOBRE NERO PER RENZI”


“Sulla base delle ultime previsioni pubblicate da Ocse, Fondo Monetario Internazionale, Commissione europea, Banca d’Italia, Corte dei Conti, Istat e Standard & Poor’s sull’andamento del Pil e dell’inflazione in Italia, nel 2016 avremo una crescita nominale (data da crescita reale piu’ inflazione) nel nostro paese pari, se va bene, all’1,3% (1%-1,1% di crescita reale piu’ 0,2% di inflazione). Esattamente la meta’ del 2,6% (1,6% di crescita reale piu’ 1% di inflazione) previsto dal governo nei suoi ultimi documenti di finanza pubblica (Nota di aggiornamento al Def)”. Lo dice Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla Camera.  Ma, continua, “noi temiamo possa andare ancora peggio, perche’ le stime ad oggi disponibili non scontano ancora gli effetti dell’aggravata deflazione, degli ultimi attacchi terroristici e dell’incertezza delle aspettative di consumatori e imprese che ne deriva. I numeri, quindi, possono soltanto peggiorare. A questo punto, come fanno a tenere i conti Renzi e Padoan? Irresponsabili. Da quando sono al governo hanno sbagliato tutta la politica economica e imbrogliato i cittadini e l’Europa con il gioco delle tre carte”.”Da qui a ottobre sara’ un crescendo tragico per Renzi. Fino a quando, in un mese solo, si concentreranno, da un lato, il referendum sulla riforma costituzionale e, dall’altro, la recessione economica – che fara’ manifestare in tutto il suo fulgore il flop del Jobs act, con relativo aumento della disoccupazione e crollo dei consumi – e la manovra da fare necessariamente nella Legge di stabilita’ per correggere i conti: 21,8 miliardi per riportare il deficit dal 2,4% del 2016 all’1,1% del 2017 pattuito con l’Europa; 17 miliardi per evitare le clausole di salvaguardia gia’ previste per il 2017; e altri 5-8 miliardi per colmare i buchi delle mancate privatizzazioni e della mancata Spending review. Totale: 40-50 miliardi. Caro Renzi- conclude Brunetta- e’ noto: i governi cadono in autunno”.

mercoledì 30 marzo 2016

DIECI CLASS ACTION CONTRO RENZI

Dai mutui all'immigrazione irregolare: l'offensiva del forzista Brunetta

Contro l’odiato canone in bolletta della Rai («imposta espropriativa») e l’inasprimento delle norme sui mutui immobiliari passando per la denuncia delle «maglie troppo larghe sull’immigrazione irregolare». Sono solo alcune delle dieci class action – azioni legali collettive - contro il governo Renzi con le quali si sta organizzando una forma inedita di opposizione che intende togliere l’esclusiva al rivendicazionismo del MoVimento 5 Stelle: il «situazionismo moderato». È questa infatti «l’armatura nuova» con cui Renato Brunetta intende lavorare ai fianchi il governo Renzi sul modello Erin Brockovich, l’avvocato statunitense reso celebre dall’interpretazione del premio Oscar Julia Roberts che sfidò e vinse la battaglia dei cittadini contro una multinazionale che aveva inquinato le falde acquifere.
In Italia l’obiettivo del capogruppo alla Camera di Forza Italia non è un colosso del capitalismo ma fornire uno strumento agile di democrazia diretta («un’intuizione del professor Luca Antonini, avvocato di valore, ordinario costituzionalista all’università di Padova», ci tiene a precisare) per «spezzare l’incantesimo maligno di tre presidenti del Consiglio non eletti e di un Parlamento illegittimo, ma che non suscita scandalo». L’iniziativa di Brunetta, già annunciata nelle scorse settimane, è on-line sulla piattaforma Change.org dove è possibile firmare una a una le dieci petizioni che riguardano, rispettivamente, il canone Rai in bolletta elettrica; la tassa sull’ascensore; la mancata tutela delle concessioni balneari italiane; il mancato rinnovo incentivi per energia pulita; l’inasprimento delle norme sui mutui immobiliari; i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche; l’abolizione delle limitazioni della responsabilità degli amministratori delle banche; le maglie troppo larghe con l'immigrazione irregolare; le maxi bollette e le multe con l’autovelox.
Tutte tematiche - questo è il nodo sociale della proposta - che riguardano settori dove la burocrazia, le «caste» e l’autoreferenzialità di poteri che rispondono solo a loro stessi drenano energie e risorse alla società: tra le più politiche delle azioni proposte – dopo il caso di Banca Etruria - vi è quella che vuole eliminare ad esempio «i limiti alla possibilità degli azionisti e obbligazionisti danneggiati di rivalersi sui patrimoni delle banche». Un insieme di punzecchiature, queste proposte dalla piattaforma, che secondo l’ex ministro può «atterrare il pachiderma», ossia l’esecutivo dell’ex rottamatore, «come capita in natura per l’assalto concentrico di sciami d’api».
Quella inaugurata da Brunetta insomma – da sempre laborioso anche in termini di novità – vorrebbe affermarsi come «una strategia nuova per la politica» che individua, come obiettivo finale, ciò che lo stesso premier Renzi ha posto come estremo spartiacque: il referendum di ottobre sulle riforme istituzionali. Questo lavoro ai fianchi è pensato proprio sulla falsariga di ciò che la piazza del Family Day, che ha già posto la sfida al referendum come atto di affermazione popolare contro Renzi, sta mettendo in circolo contro la «democrazia negata». Ma c’è più. Per Brunetta dall’elaborazione di queste class action può anche emergere un risultato endogeno: una vera e propria classe dirigente per il centrodestra, sempre «se Forza Italia intende indossare questa armatura». Come? «Intorno a ciascuna di queste battaglie emergerebbe un leader vero – ha scritto - non nominato, capace di coagulare e di dare voce a settori precisi e con interessi chiari e determinati». Dieci «situazionisti» che potrebbero essere rivelarsi utili al Cav alla perenne ricerca di volti nuovi per il suo pallino di sempre: un partito senza politici. Antonio Rapisarda

venerdì 25 marzo 2016


FOGNANO: ARRIVATE LE PRIME DONNE STRANIERE… NESSUNA INFORMAZIONE AI CITTADINI DA PARTE DEL SINDACO MISSIROLI…..


A Fognano le prime dieci donne e un bambino piccolo sono ospite da una settimana circa , tutte di colore, nessuna parla italiano ma francese  sono state sistemate nell'immobile in zona Valletta, di proprietà di una onlus di Faenza.  Oltre ai pasti e alle utenze, viene fornito loro, unorso di apprendimento della lingua italiana e accompagnate al supermercato per acquisti di generi alimentari, fatturati.
In base alla “partecipazione e trasparenza”, sarebbe opportuno che il Comune di Brisighella, anche solo con un comunicato, informasse la cittadinanza dei programmi attuali e futuri, del tipo di immigrato, clandestini, paese in guerra o altro e in funzione della cessione di un locale in “comodato gratuito” alla Charitas nell’ locale dell’ex asilo nido e comunità Montana trasferita a Faenza.
La trasparenza, era una “parole d’ordine” della sinistra, purtroppo manca……



mercoledì 23 marzo 2016

LE CASE POPOLARI: CAMBIARE PER MIGLIORARE IL COMUNE DI S.AGATA HA CONTINUATO A GESTIRE DA SOLO LE CASE POPOLARI…..


Affronto un tema che pare burocratico e noioso, ma non lo è, per cui invito tutti i miei lettori ad essere pazienti e ad arrivare fino in fondo. Le case popolari (ERP) nella Provincia di Ravenna sono 4.730=, di cui 839= (18%) sono di proprietà del Comune di Faenza, che diventano 1.168= (25%) se ragioniamo come Unione dei Comuni della Romagna Faentina, come ormai è necessario fare. I canoni ERP da riscuotere (dato previsionale 2016) sono pari in totale ad € 6.243.0000= di cui € 1.050.000= per gli alloggi del Comune di Faenza (17%), che diventano € 1.462.000= per l’intera Unione (23,4%). Attualmente le case ERP assegnate a cittadini italiani rappresentano mediamente l’85/87% del totale, anche per il Comune di Faenza o per l’Unione. Le norme in materia sono emanate dallo Stato (poche) e dalla Regione (molte), che è la vera titolare della politica ERP, integrate da alcuni regolamenti comunali.
La gestione delle case popolari è effettuata in parte dal Comune di Faenza (strategie, criteri di accesso, richiesta di fondi pubblici per manutenzioni, programma di manutenzione straordinaria, ecc.) e dall’ACER (Azienda Casa Emilia Romagna) della Provincia di Ravenna, sulla base di una concessione pluriennale (2014/2002), effettuata senza una gara.
L’ACER è uno strano ente pubblico economico che opera con criteri privatistici e svolge prevalentemente attività d’ufficio (redazione dei contratti, bollettazione, controllo requisiti assegnatari, ecc.) e assegna ad una ditta esterna tutti i lavori di manutenzione. E’ gestita da un Consiglio di Amministrazione, ovviamente di nomina partitica del solo PD e alleati lautamente retribuiti, ed ha 38 dipendenti, di cui 30 amministrativi e solo 8 tecnici veri e propri. E' un ente che negli ultimi anni ha cercato di migliorare la sua performance, dopo periodi opachi, con società partecipate che hanno lasciato buchi di bilancio risanati a spese dei Comuni. L’ACER incassa i canoni degli alloggi ERP, paga le sue spese burocratiche (spese generali circa € 441.000=, personale circa € 1.800.000=, imposte dirette per circa € 90.000=) e quello che avanza lo destina in primo luogo alla manutenzione ordinaria (affidata a ditte esterne) e in secondo luogo ai lavori di manutenzione straordinaria indicati dal Comune proprietario degli alloggi. L’ACER non apporta alcun tipo di risorsa finanziaria